Walter, non chiedere cosa la rete può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per la rete

Patto con Walter: approfondimenti

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sabato, 21 luglio 2007

Una non conferenza per il Partito Democratico

Come si dice nel patto, chiediamo che il Partito Democratico, guidato da Walter Veltroni, organizzi un momento formale e decisionale di incontro con la rete e la blogosfera democratica, allo scopo di definire le modalità di attivazione e partecipazione politica in rete nel Partito Democratico.

Riteniamo che per raggiungere questo obiettivo ci voglia la capacità di comprendere la novità con cui la gente sta imparando a fare rete, inclusa la capacità di avere pazienza rispetto alla tendenza alla autoreferenzialità, all'eccesso di personalismi, agli inutili litigi che percorrono la rete.

Le cose importanti, da questo punto di vista, ci sembrano queste:
  • usare le tecniche e le modalità di discussione aperte della rete: il modo migliore di cominciare potrebbe essere quello di convocare una o più non conferenze tematiche (un esempio è raccontato qui) attorno a cui definire e formalizzare proposte operative. Il percorso potrebbe poi terminare con un momento decisionale più strutturato, perché sappiamo bene che un partito, per funzionare, non può affidarsi al puro spontaneismo partecipativo. Ma sappiamo anche che il partito che vogliamo deve saper far partecipare la gente anche e soprattutto in modo spontaneo.

  • rendersi conto che il Partito Democratico non deve occuparsi della rete e della blogosfera con gli stessi strumenti e le stesse professionalità con cui si occupa di comunicazione: serve un responsabile della rete, diverso da quello della comunicazione

  • sapere che questo responsabile della rete dovrebbe essere scelto (e se necessario cambiato) dalla blogosfera democratica.
postato da: pattoconwalter alle ore 20:53 | link | commenti
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Accesso libero e gratuito agli studenti

L'aiuto all'acquisto di computer ai sedicenni è un'idea forse simpatica, ma un po' vecchia. Il problema, ormai, non è disporre del pezzo di ferro in casa - magari con software pirata o con poco software, perché si sa poco del software libero disponibile.
La cosa più importante, per un giovane, è la connessione, non lo strumento hardware con cui si connette.

E' la cosa più importante perché è quella che consente lo sviluppo delle proprie conoscenze tecniche, scientifiche e sociali.
E' la cosa più importante perché, in realtà, è quella più costosa: è lì, non nel possesso di un pc, che sta il digital divide.

E quindi, non sarebbe male che il PD proponesse un cambio di paradigma nel meccanismo degli aiuti agli studenti. Ad esempio:
  • obbligare le scuole a concedere accesso a internet agli studenti, mentre oggi sappiamo che un po' dappertutto tale accesso è negato, a causa dell'ingiustificato terrore di virus (basta usare linux...) o l'eccesso di paura degli usi distorti della rete (pedofilia e dintorni)

  • pensare alla concessione di accesso gratuito serale (dopo le 21) riservato agli studenti in certe fasce di età, finanziato tramite convenzioni con i diversi provider che offrono servizi in banda larga
postato da: pattoconwalter alle ore 20:53 | link | commenti
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Il Partito Democratico per la rete, la rete per la democrazia

Prendere sul serio la rete, per il Partito Democratico, significa in primo luogo definire modalità di partecipazione alla vita del Partito attraverso la rete e non solo nei tradizionali luoghi fisici di Partito. La possibilità di militare in rete deve diventare concreta - ed anche ben regolata.
Non si tratta di una militanza necessariamente alternativa a quella fisica, anzi spesso - o sempre - le due cose devono andare assieme.
Ma si tratta di una militanza che ha o può avere due caratteristiche davvero nuove che sono potenzialmente molto importanti per un partito nuovo:
  • La possibilità di partecipare attivamente anche "negli scampoli di tempo", anche in modo episodico, ma tuttavia con la certezza di potere davvero contare, di non essere sempre esclusi dalle decisioni sulla base del solo fatto di non essere "militanti a tempo pieno". Una possibilità fondamentale per attivare energie e competenze altrimenti destinate ad essere sprecate. Una possibilità che è, anche, un potente antidoto alle chiusure oligarchiche.

  • La possibilità di elaborare collettivamente le scelte politiche, le lotte da intraprendere, insomma l'insieme di ciò che è la politica, attraverso un insieme di meccanismi di partecipazione attiva resi possibile dalla rete: la scrittura collettiva dei wiki, la decisione informata dei sondaggi deliberativi, le decisioni rapide ma democratiche dei referendum fra gli iscritti....

Questa seconda possibilità è davvero importante, perché dice qualcosa su ciò che può fare la rete per la democrazia. Senza mitizzare quello che è pure sempre solo uno strumento, grazie alla rete diventano concreti e possono più facilmente essere supportati e agevolati tutti quei processi di partecipazione (anche e sopratutto fisica, locale, di microdecisione), che sono così indispensabili per rivitalizzare la democrazia.
La crisi della democrazia, l'antipolitica dilagante, ed anche le giuste e feroci critiche alle oligarchie politiche che, come ha detto Walter al Lingotto, non sono antipolitica ma proprio richiesta di nuova politica, richiedono una reinvenzione della democrazia. Una reinvenzione che tenga assieme:
  • meccanismi istituzionali che consentano a chi governa di decidere ed attuare le proprie decisioni (rivoluzionando il sistema dei veti incrociati, della frammentazione immobile che è la triste cifra dell'Italia attuale).

  • Una ricca democrazia partecipativa, che impedisca a chi governa pro tempore di farsi casta e che, soprattutto, lo supporti continuamente nell'elaborazione dei problemi, nella scelta delle priorità, nella costruzione delle decisioni.
postato da: pattoconwalter alle ore 20:52 | link | commenti
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Italia digitale

Una vicenda come quella di Italia.it non deve più ripetersi. Una quantità esorbitante di milioni di Euro spesi per un sito web quasi inutile e pure fatto tecnicamente male. Tanto da scatenare giuste e propositive reazioni in rete. Sappiamo che è un frutto del passato governo, ma sappiamo anche che la risposta del governo attuale a chi contesta come si siano spesi i soldi non è stata brillantissima.

Qualcuno di noi non è solo utente attivo della rete, ma si guadagna da vivere con la rete e con l'informatica. Eppure, non è contento che per guadagnare da vivere con la rete e con l'informatica si debba mungere lo stato.

Preferirebbe, e di molto, poter dare una mano a fare una amministrazione pubblica più efficiente, più leggera ma più attiva, che abolisca le migliaia di scartoffie inutili, che la smetta con l'eccesso di formalismi. Una amministrazione digitale.

Non che qualcosa non si sia fatto e non si stia facendo, sopratutto da parte di questo governo e di molti enti locali. Però, sinceramente, non se ne esce fino a quando la digitalizzazione non diventa anche riorganizzazione, fino a quando non si prende il toro per le corna delle false e sistematicamente gonfiate piante organiche, fino a quando, insomma, il modo di fare pubblica amministrazione non diventa quello della collaborazione attiva con i cittadini e le imprese, e non della burocrazia ottocentesca che difende i propri privilegi con il formalismo.
postato da: pattoconwalter alle ore 20:51 | link | commenti
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Qualità e quantità dell'accesso alla rete

La rete, si dice sinteticamente, è infrastruttura più servizi. Ossia, semplificando al massimo, è un geniale protocollo di trasporto di dati digitali (il TCP/IP), veicolati da qualunque supporto fisico, dal doppino telefonico alla rete wireless più fantascientifica (l'infrastruttura), e attraverso il quale sono trasmessi e diffusi servizi.
La storia della rete è in gran parte storia della convergenza digitale, ossia del passaggio di tutti i media verso la digitalizzazione, e del mutamento di peso relativo fra il traffico dati e il traffico voce. Fino all'oggi, quando anche il traffico voce è ormai tutto traffico dati (via VOIP, via GSM, ecc.).
Questa storia ha generato anche conflitti di potere e ruolo fra vari attori, primi fra tutti i grandi gestori telefonici. Che avevano un modello di business di tipo verticale (dalla posa del cavo sotto terra alla fornitura del servizio all'utente finale) che oggi non regge più.

Oggi, infatti, abbiamo bisogno sempre di più di una rete che sia:
  • aperta (quanto a standard)

  • potente e moderna (quanto a infrastruttura)

  • neutrale (quanto a modalità di trasmissione dei contenuti)

  • capace di accogliere una molteplicità crescente di servizi e di attori

  • sicura (ma non con una logica da grande fratello)
Questo significa che occorre più quantità, ossia più banda disponibile per la rete italiana, ma soprattutto più qualità, ossia la capacità di sviluppare più servizi e più servizi di alta qualità - in gradoanche di generare ricchezza.
Le scelte da fare non sono semplici, in questo campo, e certamente qui non si pretende di avere la soluzione in tasca. Si possono però fare almeno alcune osservazioni e, quindi, suggerire a Walter di fare attenzione almeno a quanto segue:
  1. I maggiori analisti ed esperti segnalano che la separazione fra infrastruttura e servizi (non solo con riferimento al mitico ultimo miglio) è la soluzione più promettente per garantire concorrenza e sviluppo di servizi sulla rete

  2. Tutti vogliamo la banda larga e la diffusione del wi-max, che promette di dare un grande aiuto nella lotta al digital divide, soprattutto nelle aree geografiche in cui il costo della posa di cavi fisici in fibra ottica appaia proibitivo; tuttavia, è importante sapere che i costi di investimento sono altissimi e il loro ritorno di lungo periodo: come tutte le infrastrutture, anche questa richiede lungimiranza e intervento pubblico e, anche per questo, ci sentiamo di suggerire che l'idea di one network vada presa in seria considerazione.

  3. Lavorare sugli assetti societari dei grandi gestori delle comunicazioni, sulla concorrenza fra di essi, ecc., è certamente importante. Ma la politica che serve al paese è quella che - una volta regolato un mercato competitivo e con una chiara separazione dei compiti - incentivi l'inventiva di nuovi servizi, la nascita di imprese giovani sulla rete, l'invenzione di nuove soluzioni. Senza grandi aiuti di stato (una politica dove i soldi dello stato si prendono, se si prendono, alla fine e non all’inizio, dove quelli che servono prima, per avviare l’attività, si va a cercarli presso il venture capital"), ma facilitando, avviando, dando fiducia, fornendo servizi.

  4. L'accesso alla rete deve essere agevolato e stimolato in tutta una serie di situazioni: combattere il digital divide significa rendere disponibili accessi gratuiti e veloci in molti e diversi luoghi, soprattutto pubblici, soprattutto le scuole. Ma non si tratta di inseguire una illusoria gratuità per tutti, anche se è possibile immaginare modelli di business che spostino in altri punti della filiera la remunerazione dell'accesso.

postato da: pattoconwalter alle ore 20:51 | link | commenti
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Libertà ed apertura dei contenuti in rete

Migliorare la formazione e la ricerca in Italia significa anche cambiare il paradigma con cui si pensa alla conoscenza: la rete ci ha insegnato l'importanza dell'apertura (open source ), della gratuità, dei giochi a guadagno condiviso, dove il vantaggio, anche economico, di ciascuno può diventare vantaggio per molti.

Per chi  usa e vive la rete,  quanto segue non è nulla di nuovo, è quasi un'ovvietà. Cose che non dovrebbero nemmeno essere discusse.
Eppure, proponiamo un patto impegnativo ad una persona che riteniamo in grado di ascoltare, proprio perché vediamo che fuori dal piccolo gruppo degli iniziati di web 2.0, e in particolare nella politica, vi è quasi totale sordità e, spesso, incompetenza e incomprensione.

Tentiamo, quindi, di fare un piccolo catalogo dei problemi e delle promesse:
  • Il software libero, sviluppato in libere comunità per un uso gratuito, ha dimostrato come vi possono essere modelli di business basati sull'apertura, sullo scambio, sulla curiosità. L'etica hacker è anche e forse soprattutto un modo nuovo di pensare i rapporti sociali, non antitetico al guadagno, al capitalismo, ma certamente più attento all'importanza delle relazioni sociali, della pura soddisfazione del proprio lavoro, del rispetto del merito e dell'ingegno. La timidezza nell'investire nel software libero, la mancanza di guida in questo senso da parte delle istituzioni, dal governo alle Università, è uno dei macigni che frena lo sviluppo dell'Italia. E' ora di cambiare pensiero, e il Partito Democratico deve cominciare a farlo, anche formando i propri politici a capire e conoscere il problema.

  • La rete è i suoi contenuti. Contenuti che, con il web 2.0, sono sempre di più in larga misura prodotti direttamente dai naviganti. Contenuti non solo ludici, non solo politici, ma anche utili indirettamente o indirettamente agli affari delle aziende (si pensi al peso che, ormai, le libere valutazioni dei prodotti che circolano in rete, nelle comunità di social software, e che possono determinare il successo o l'insuccesso di un prodotto).


  • Ma, fra i contenuti in rete e la facilità della loro diffusione, attraverso le reti peer to peer, vi sono anche quelli protetti da diritto di autore: musica e cinema. La risposta della politica allo scambio di file teoricamente protetti dal diritto di autore è stata, particolarmente in Italia, estremamente chiusa, totalmente succube alle lobby e alla major del disco. Eppure, se è chiaro che il diritto d'autore va tutelato, è altrettanto chiaro che nell'epoca digitale occorre pensare a un modo non inutilmente punitivo di tutelarlo. Perché la tutela offerta dalla legge Urbani, che pure è stata resa un po' meno assurda anche grazie alla mobilitazione della rete, è insieme illusoria e bloccante per lo sviluppo della creatività e dei liberi contenuti in rete. E' ora di cercare soluzioni nuove e definitive per il diritto d'autore nell'era digitale, anche coordinando lo sforzo a livello di legislazione europea, a partire della idee di creative commons, di tassazione del bit e, in casi ben definiti, di digital right management su piattaforma aperta.
Infine, la rete, per come la vediamo noi, è sopratutto apertura al posto di chiusura, capacità e pazienza di ascolto e curiosità al posto di convinzioni predeterminate. Saper capire la rete, questa rete, può essere un grande valore aggiunto per il Partito Democratico. Proprio il contrario della chiusura oligarchica di certa politica che non ci piace.
postato da: pattoconwalter alle ore 20:50 | link | commenti
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